Uno studio sul niente – Viaggio in Giappone

Ho appena finito di leggere “Uno studio sul niente – Viaggio in Giappone”, di Luca Buonaguidi, psicologo e scrittore già autore di un diario di viaggio sull’India (INDIA – Complice il silenzio). Sul Giappone di questi tempi si può leggere davvero molto, e i diari di viaggio, aumentando i viaggiatori, sono sempre più numerosi. Condividere le proprie esperienze, vissute in un paese così particolare, urge quasi come una necessità. Si cerca di imprimere ogni cosa con più oggettività possibile, quasi vi fosse voglia di capire di più circa quanto si è vissuto esternando tali esperienze, per non lasciarle troppo nell’intimo dove con il tempo forse rischiano di sfumare nella totale soggettività del ricordo, non riuscendo a trasmettere quindi quella universalità atta a coinvolgere e far identificare chi vorrebbe fare le stesse esperienze o chi le ha fatte.

Questo racconto di viaggio fa qualcosa di molto diverso, partendo in un certo senso da quell’intimo e quella soggettività che solitamente tendono a restare sempre sullo sfondo o vengono dosate con attenzione. Scegliendo il linguaggio della poesia, e le immagini e citazioni che la accompagnano e la fanno scaturire, mette a nudo proprio quei pensieri più intimi e sfuggenti, quel vortice di affascinato smarrimento che coglie quando ci si trova in Giappone. Quel non so che, l’anelito a scoprire e sapere di più destinato a restare sempre insoddisfatto, perché questa è una delle cose più preziose che questo paese offre. La ricerca continua, la sensazione di non poter mai fare parte del tutto di un mistero che tuttavia ci viene offerto di contemplare, quanto vogliamo. E fa struggere e al tempo stesso conforta la consapevolezza che sarà sempre niente quello che ci troveremo tra i palmi delle mani, se proveremo a stringere per afferrare tale mistero.

Ventun foto, luoghi che si riconoscono in parte ma di cui viene fermato un particolare, creando insieme all’immagine un momento di silenzio che rende consci del loro essere carichi di qualcosa, non sempre visibile, non sempre uguale per tutti. Una citazione, che può essere poesia, parole di un filosofo, insegnamento zen, prende vita sulla pagina, come fosse venuta in mente sia allo scrittore che al lettore. Parole di altri che poi fanno giungere alla poesia dell’autore, che congela degli attimi sviluppandosi in riflessioni del tutto personali. Sempre presente è la ricerca, di se stessi e del modo di vedersi in relazione ad un paesaggio altro, il senso di spaesamento che pare quasi far perdere la consapevolezza di quello che si era alla partenza, persi all’interno di un arazzo intricato ed infinito.

Ecco dei versi di una poesia che accompagna un’immagine di Roppongi, e che evoca tutta la scintillante frenesia della Tokyo moderna, che comunque lascia interdetti anche nel suo modo di essere moderna, perché non è mai come la si aspetta. Riassumono bene questa sensazione di appartenenza/non appartenenza, e di sentirsi lontani non solo dalla realtà conosciuta, ma anche da se stessi:

Nuoto in questo acquario,

sono piccolo e lontano

Uno studio sul niente, Luca Buonaguidi, Italic Pequod, 2018

La continua sensazione del fluire che il viaggio, e soprattutto il viaggio in un paese come il Giappone, provoca nell’animo e nella mente, rende concreta, in quanto la proviamo, quella commistione di miriadi di stati d’animo diversi, di disposizioni d’animo anche in apparente contrasto tra loro che rendono l’esperienza di questo paese così unica. Ma proprio per la sua natura, il fluire è inafferrabile, e si finisce per accettare che sia, in fondo, l’invisibile che si può scorgere giusto per qualche lampo.

Sulla spiaggia

la mente è una risacca

che appare e scompare

Ibidem

Questo libro arriva per me in un momento in cui, da poco tornata da un viaggio, continuo a ripercorrere nella mente i luoghi che tanto amo, e che ogni volta sanno suscitare in me non solo meraviglia, ma anche tante domande, pensieri rivolti a me stessa e al mio rapporto con questa cultura che mi affascina, e di cui mi domando sempre se potrò mai capire davvero qualcosa, pur sentendola affine al mio modo di essere. Leggere del Giappone in una forma simile, quella della poesia, e della poesia che non è haikutanka bensì narrazione che esprime in versi liberi un alternarsi di parole concrete, pittoriche, che fanno da eco alle fotografie, e pure sensazioni, è stata una novità e una scoperta. Perché i versi hanno saputo isolare e dare una voce breve e concisa ad alcune delle emozioni che sempre provo quando visito il Giappone, e che di solito si affastellano tutte insieme, divenendo un tutt’uno non facile da nominare. Come scrive Patrick Colgan, autore del libro Orizzonte Giappone e attento viaggiatore, nella postfazione a quest’opera:

C’è una dimensione del viaggio che non si può raccontare con molte parole, ho capito, ma con poche, se sono quelle giuste, cercate con cura e con sensibilità soprattutto. La poesia, credo, può raccontare anche l’intuizione di un momento con una chiarezza luminosa”

Ibidem

Ecco, questo libro ha saputo raccontarmi una parte significativa di quanto c’era, quanto viaggio dopo viaggio andavo custodendo in me, ma restava invisibile, appena sotto la superficie, facendo sentire la sua presenza ma sfumandola in un niente che invece è tutto.

Il libro sarà disponibile a giorni nelle librerie online, nel frattempo chi ne desiderasse una copia può richiedere informazioni all’editore, Italic Pequod, o all’autore, Luca Buonaguidi.

Precedente Amare Kyoto Successivo La signora della cotoletta