Date Masamune

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Uno tra i samurai più singolari dell’epoca Sengoku, se non uno tra i più iconici, è sicuramente Date Masamune, signore di Sendai. Il suo elmo sovrastato dalla decorazione a forma di falce di luna crescente, e la benda che gli copre l’occhio destro (la mancanza del quale gli valse il soprannome di dokuganryū, ovvero “il drago con un occhio solo” o anche “il drago con un occhio solo di Ōshu) fanno parte di un certo tipo di immaginario sui samurai in cui tutti ci si è imbattuti. Ancora oggi è un personaggio che continua ad essere protagonista di rivisitazioni nei media più differenti, come romanzi, produzioni televisive, manga e videogiochi.

Nato nel 1567 a Yonezawa, inizialmente portava il nome di Bontenmaru, e poi di Tojiro. A quattordici anni condusse la sua prima campagna militare, insieme al padre Terumune, e a diciassette gli succedette alla guida del clan come daimyō, dopo che Terumune decise di ritirarsi. Si dice che Yoshihime, la madre di Masamune, non fosse affatto lieta di tale decisione, in quanto riteneva il figlio maggiore inadatto al ruolo per via dell’occhio mancante, e che abbia complottato per far assegnare il ruolo di daimyō al figlio minore, Kojiro, senza successo, spingendo anzi Masamune a mettere a morte il suo stesso fratello e dovendo scegliere per lei stessa la fuga presso i propri parenti, dopo che era stato scoperto un tentativo di avvelenamento ai danni del figlio maggiore.

Circa le circostanze in cui perse l’occhio destro, vi sono diverse versioni: Masamune avrebbe perso la vista da tale occhio a causa del vaiolo contratto da bambino, e se lo sarebbe strappato da solo quando un membro anziano del suo clan gli avrebbe fatto notare che quell’occhio rimasto sporgente sarebbe potuto essere uno svantaggio in battaglia, perché un nemico avrebbe potuto afferrarlo. Altra versione sostiene invece che fu il suo consigliere più fidato, Katakura Kojūrō, a togliergli l’occhio su sua richiesta.

Date Masamune era famoso anche per il suo carattere piuttosto ambizioso ed aggressivo: poco dopo essere divenuto daimyō, perseguì duramente un suo vassallo, Ōuchi Sadatsuna, che aveva tradito il clan Date passando con il clan Ashina. Masamune non si limitò soltanto a dichiarare guerra agli Ōuchi e agli Ashina, ma anche a conquistare tutti i territori degli alleati di Sadatsuna, a prescindere dai legami, anche famigliari, che esistevano con alcune di queste famiglie.

A seguito di queste circostanze, uno degli alleati di Sadatsuna, e membro di una famiglia tradizionalmente rivale dei Date, Hatakeyama Yoshitsugu, decise di arrendersi ai Date, intuendo che la situazione volgeva decisamente al peggio, tanto più che il giovane Masamune aveva un temperamento piuttosto crudele con i propri nemici, e non aveva esitato a mettere a morte centinaia di persone del clan Ōuchi, per il tradimento di Sadatsuna. Dopo molti tentativi di resa rifiutati dal giovane daimyō, questi infine accettò la resa, ma a condizioni così svantaggiose per Yoshitsugu che questi cambiò idea e rapì il padre di Masamune, minacciandolo e prendendolo come ostaggio mentre si trovava in visita presso il suo castello proprio per negoziare tale resa. Si dice che Masamune venne a sapere di questo fatto mentre si trovava a caccia con il suo falco, e che radunò subito le truppe per andare a salvare il padre e punire un tale atteggiamento increscioso. Tuttavia, durante la fuga delle truppe di Yoshitsugu, vi fu uno scontro presso il fiume Abukuma, durante il quale Terumune restò ucciso. Pare che durante questo scontro il padre abbia incitato Masamune ad aprire il fuoco senza pensare al rischio di colpire anche lui insieme alle truppe nemiche, ma che il giovane abbia esitato. Il padre poi sarebbe stato ucciso comunque durante la confusione dello scontro.

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Tutto questo portò ad una guerra con gli Hatakeyama e i loro alleati, che culminò con la battaglia di Hitotoribashi, dove una situazione inizialmente negativa per i Date, viste le differenze numeriche di uomini, si rovesciò invece con una inaspettata vittoria dovuta alla ritirata delle truppe nemiche, che erano arrivate quasi alle porte del castello di Motomiya, dove Masamune si stava già per asserragliare pronto a sostenere un assedio senza speranza per i difensori. Dopo questa battaglia vi fu una pace provvisoria con gli Hatakeyama e i Soma, loro alleati. Altre battaglie seguirono, la più importante delle quali fu quella di Suriagehara nel 1589, contro il clan Ashina, durante la quale Masamune agì sempre con quella spietatezza nei confronti dei nemici che aveva cominciato davvero a far temere la vista dei colori nero e oro dei Date. I Date si assicurarono in tal modo il dominio anche su Aizu.

La corsa verso altre ulteriori conquiste venne in qualche modo frenata dall’ordine del potente Toyotomi Hideyoshi, che nel 1590 ordinò ai Date di partecipare all’assedio del castello del clan Hojo presso Odawara. Masamune, dapprima poco entusiasta, rispose alla chiamata, ma ritardò talmente il proprio arrivo da provocare la furia di Hideyoshi. Si dice che tale ritardo fosse voluto, probabilmente per inviare in avanscoperta delle spie a riferire come si stesse mettendo la battaglia. Masamune si scusò personalmente con Hideyoshi, presentandosi davanti a lui con le vesti migliori e senza apparire spaventato, nonostante si attendesse di essere messo a morte. Hideyoshi lo risparmiò, ma gli tolse il dominio su Aizu. In seguito Masamune si stabilì ad Iwadeyama.

Dopo la morte di Hideyoshi, Masamune supportò Tokugawa Ieyasu, forse consigliato dal suo fedele consigliere Kojūrō, ma anche perché Ieyasu stesso aveva precedentemente intercesso in suo favore durante una presunta accusa di coinvolgimento nel complotto di Toyotomi Hidetsugu ai danni di Hideyoshi, evitandogli una sorta di esilio nello Shikoku.  Dopo la battaglia di Sekigahara, avvenuta nel 1600, ai Date venne affidato il dominio di Sendai, dove Masamune si stabilì nel 1604, dopo aver lasciato uno dei suoi figli a governare Iwadeyama.

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Masamune cominciò una grande opera di riqualificazione di quello che era poco più di un villaggio di pescatori, che avrebbe reso Sendai una città grande e fiorente. Appoggiò le arti, incentivò il commercio e si dimostrò molto aperto anche nei confronti degli stranieri, tanto da intercedere presso i Tokugawa per il missionario Sotelo, che venne liberato dalla prigionia in cui era tenuto a causa degli editti anti-cristiani e si stabilì a Sendai, dove gli venne permesso di predicare. Fu proprio Masamune a promuovere la spedizione con la nave Date Maru o San Juan Bautista, costruita con tecniche straniere, inviando un’ambasceria guidata da un suo vassallo, il samurai Hasekura Tsunenaga, e dallo stesso Sotelo, che avrebbe raggiunto Roma dopo aver toccato le Filippine, il Messico e la Spagna. A Roma venne consegnata una lettera di Date al Papa. Lo scopo di Date era quello ovviamente di ottenere accordi economici e tecnologia straniera, ma dimostrò comunque apertura mentale e lungimiranza. Purtroppo, al ritorno del suo vassallo, le idee di apertura verso gli stranieri e la religione cristiana vennero meno, per via delle leggi molto più dure contro i cristiani imposte dallo shogunato Tokugawa, cui anche i Date dovettero attenersi. Si dice tuttavia che la figlia maggiore di Masamune, Irohahime, fosse cristiana.

Date Masamune è sempre stato accompagnato da una fama di daimyō aggressivo ed ambizioso, tanto che gli stessi Toyotomi e Tokugawa, che pure vennero da lui sempre serviti con la massima lealtà, non si fidavano del tutto del suo temperamento e delle sue possibili macchinazioni. Mentre Ieyasu era sul letto di morte, Masamune si recò a visitarlo, e si dice che gli abbia letto una poesia zen. Famosa è anche rimasta una massima di Masamune, che rivela il suo modo di pensare e il suo tipo di etica: “La rettitudine trasforma l’eccessiva durezza in freddezza; abbandonarsi alla benevolenza oltre misura tramuta il lasciarsi andare in debolezza”.

 

 

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